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Napoli Infinita - La «Riscoperta» di Sabato De Sarno



Nulla nasce dal nulla. L'atto creativo di Sabato De Sarno muove sempre dal colore. In questo caso dall'arancione, simbolo di energia e, perciò, scelto per il titolo della copertina del suo libro. 

Napoli Infinita è il regalo di Sabato alla sua città d'origine: un libro fotografico pubblicato in chiusura del primo anno di distanza dal mondo della moda. L'ex direttore creativo di Gucci, congedato lo scorso febbraio, racconta Napoli attraverso una serie di mezzi espressivi. Immagine, poesia, musica, arte visiva e cinematografia si dissolvono l'una nell'altra in ogni coppia di pagine e mettono in dialogo artisti partenopei come Ciro Battiloro, Eleonora D'Angelo, Francesca Colaps, La Nina, SVM, Fabrizio Vatieri ed Edgardo Pistone. Una polifonia di voci. «Polifonia», insiste, «non coralità, perché il coro canta una stessa canzone». E la visione di De Sarno è insita nel titolo: Napoli è infinita perché è compresenza di infiniti elementi, anche contraddittori. Secondo lui, infatti, le pagine più riuscite del suo lavoro sono quelle in cui vi sono due tensioni opposte, come nel caso di «una foto durissima accanto a una poesia piena di dolcezza». 








La tesi proposta è questa: Napoli cambia sempre senza cambiare mai. L'unico vero elemento certo è la sua natura metamorfica. Napoli è vista come una specie di mosaico costantemente in movimento i cui tasselli sono le persone. Città e abitanti sono una sola cosa in quello che lui ha definito un «teatro senza pareti». Da napoletano, De Sarno ha saputo dove volgere lo sguardo e come narrare la città nella sua essenza. Rifuggendo dalle strumentalizzate rappresentazioni terzomondiste dei locals, ultimamente gettonate, si è rifugiato nella realtà queer, una delle più grandi ricchezze della città, velata ma mai nascosta. La moda c'è nel libro, ma solo in parte. Viene menzionato Due di Picche, storico negozio vintage, uno dei primi nel Sud a promuovere una cultura del riciclo. Ma gli abiti non sono stati selezionati, i look vengono rispettati, gelosamente preservati e visti come parte del tessuto identitario, potente mezzo di espressione del singolo. 
 
La Tarantina fotografata da Ambrosia Fortuna


La città, secondo lui, non si lascia comprendere, solo osservare. Quando si pensa di averla capita, ecco che cambia. Quando si chiede conferma di una convinzione, un repentino movimento propone un'altra realtà. Napoli si smentisce senza tregua e perciò è infinita, non è possibile incorniciarla. Se ne può solo rappresentare la varietà che, comunque, resta parziale.


Il progetto nasce nell'ambito del palinsesto culturale J'Adore Napoli 2500 promosso da NSS Edicola. Il libro è disponibile dal 9 dicembre nell'edicola di Piazza San Pasquale, punto di raduno dei giovani appassionati di moda. La rassegna che ha proposto vari eventi e progetti da settembre a dicembre è nata per celebrare i 2500 anni dalla fondazione della città. 


Col patrocinio di NSS, il libro è stato presentato oggi, 13 dicembre, al Museo Madre. È infatti questa, con la Galleria Zazà, la prima e obbligatoria tappa ogni volta che il designer viene a trovare la sua famiglia. Alle 12, alcuni studenti di moda, appassionati di fotografia, i protagonisti del libro, i frequentatori abituali del museo, la famiglia De Sarno e i loro amici si sono radunati ad ascoltare la presentazione moderata da Paola Maddaluno, docente di Storia della moda e del design presso l'Accademia delle Belle Arti di Napoli. Al termine dell'intervista, il direttore artistico si è fermato ad autografare le copie. 



Il libro presenta pochi testi esplicativi. Eppure De Sarno ha più volte rimarcato l'importanza delle parole. Al termine del firmacopie, mi sono mimetizzata tra alcuni studenti di moda per scattare una foto con lui. Ci ha confessato di essere rimasto a corto di parole per le ultime dediche, avendone usate molte per scrivere frasi tutte diverse. Durante l'intervista, gli è stato chiesto di definire l'esperienza della creazione di quest'opera in una parola. Riscoperta. Cresciuto a Cicciano, per Sabato Napoli era la città più vicina «la città dove potevi fare le cose, la città dove potevi essere te stesso più che nel paese dal quale venivi». Poi, da venticinque anni, ha lasciato la Campania. Il proposito, nell'approcciarsi al progetto, era quello di rinnamorarsi della moda. Dopo aver riscoperto Napoli, si è rinnamorato della città. «A Napoli non si cerca la bellezza facile, si lavora sulle ferite e sulla complessità».






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