
Il 23 settembre in Via Dell’Orso è stata presentata la capsule collection Becoming Undone, ideata da Sami Mirò per Max&Co. La collezione si inserisce nel progetto &Co.llaboration, volto a rinnovare e reinventare l’immagine del brand attraverso la collaborazione con designer internazionali che sappiano valorizzare l’eccellenza sartoriale del gruppo Max Mara. I capi saranno disponibili in store a partire da febbraio 2026.

Una palette cromatica immediatamente riconoscibile, tipica di Max&Co.: nero, beige, bianco, azzurro, grigio. Più capi in denim e in pelle. Camicie, gilet, giacche, cappotti, pantaloni, gonne lunghe e minidress, pezzi casual che possono essere indossati in ogni momento della giornata a seconda di come li si combini. Strutture avvitate che rimodellano il corpo femminile non al fine di restringerlo, ma con l’intento di dargli ancora più sostanza. E, al contempo, tagli volutamente destrutturati, con cuciture a vista che restituiscano un’idea di undone.
La chiave è la versatilità: ogni capo può essere abbinato a vari capi e restituire numerosi outfit. La stilista americana ha detto di aver voluto creare una collezione “a cipolla” in cui ogni strato è importante ma interscambiabile. In questo, ha abbracciato il Max&Match, filosofia di Max&Co. per la quale, con pochi capi chiave, si creano diverse combinazioni adattabili a più situazioni.




Ne deriva un capsule wardrobe sostenibile in cui la qualità conta più della quantità. Il target è la donna in carriera. Anche in lei si combinano con versatilità più identità: “imprenditrice, intelligente, elegante, dinamica e social”. La collezione sembra essere autobiografica. Prima di dedicarsi alla moda, Sami Mirò, con una laurea in Global Entrepreneurship and Management, lavorava per una start up tech. La sua passione per il vintage l’ha portata verso lo styling ed il modeling fino a trasformarla in una designer sostenibile. Qui la coerenza nella collaborazione: la sostenibilità si accompagna imprescindibilmente alla qualità.

E, sebbene rispetto a questo assioma, gravi nel dibattito la contro domanda “e allora chi può permettersi capi sostenibili?”, rimane comunque importante che un’operazione del genere sia stata proposta da Max&Co., brand mediamente accessibile, ma comunque il più accessibile del gruppo.
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